Osservando il film ho notato che nell’immaginario su
cui è costruito, è possibile intravedere una qualche assonanza con la “nostra”
società, ma procediamo a piccoli passi.
Per chi non conosce la storia, la narro brevemente, in
modo da far comprendere a tutti di cosa sto parlando.
Il film è ambientato in un’immaginaria nazione di nome
Panem in un’era futura e, ogni anno, si svolgono gli “Hunger Games”, giochi
all’ultimo sangue, dove solo una persona può uscire viva. I giochi
avvengono in ricordo della rivolta dei dodici (un tempo tredici) distretti
contro Capitol City. Ogni distretto deve “portare in dono” dei
“tributi”, un ragazzo e una ragazza, che dovranno esser pronti a morire
nell’arena.
Al dire dell’autrice il tema del romanzo si è ispirato
al mito greco del Minotauro, dove ogni anno la citta di Atene doveva “offrire”
dei “tributi” alla vicina Creta.
Ma osserviamo più da vicino la storia.
Se osserviamo con molta attenzione il
ruolo di Capitol City potremo scorgere la sede dei “poteri forti”,
dove tutto quello che succede nella nostra vita è deciso e deve esser
sacrificato in nome dell'interesse e della stabilità del potere economico.
Ma i tributi? Che cosa centrano in questo discorso? I “tributi” sono tutti i
giovani che, per un motivo o per un altro, periscono contro i poteri forti.
Pensiamo alle multinazionali ad esempio, quanti, magari
non qui da noi, sono costretti a lavorare in condizioni disumane? Quanti non
riescono a vedere i capelli bianchi “fiorire” sulle loro teste?
Forse con il mio discorso l’unico elemento che
potrebbe in qualche modo “stonare” è lo show
che è mandato in onda.
Soffermiamoci anche solo un attimo a pensare cosa
trasmettono quotidianamente i nostri telegiornali.
Sentiamo infatti parlare quotidianamente di morte,
spesso violente e tragiche.
Ecco forse questo è Hunger Games, un’estremizzazione
della nostra società, o forse no, è solo un romanzo di fantasia, ispirato a un
tema un po’ macabro.

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