venerdì 29 novembre 2013

Finisce il "ventennio"?





Seppur un po’ in ritardo, volevo dedicare due righe sulla decadenza del “cavaliere” di cui, personalmente, non ho festeggiato, non tanto per una vicinanza politica o personale, quanto per un’immagine internazionale del paese.


Lo scorso 27 novembre è stata approvata dal senato la “non convalida dell’elezione”, ergo la sua decadenza. In questi ultimi mesi giornali e televisioni non hanno parlato d’altro, monopolizzando l’informazione sul dibattito cavaliere sì, cavaliere no tralasciando i reali problemi del paese. Da appassionato di storia sono convinto che “l’era berlusconiana” (che temo non sia ancora finita) sarà riportata sui libri in quanto in un modo o in un altro ha segnato un’intera generazione, ma, purtroppo per lui, non sarà ricordata come un’era “florida” o comunque degna di nota, ma come un’era dove ha regnato la mediocrità e l’interesse personale. Conosco molto bene la storia contemporanea, avendo avuto modo di approfondirla in più contesti, ma soprattutto conosco molto bene la storia politica italiana degli ultimi sessanta/settant’anni e sono convinto che con la nascita della “seconda repubblica” non ci sia stato nessun miglioramento e che, quel signore che da qualche giorno non è più senatore, l’abbia resa più barbara e sporca. Le conseguenze? I populisti, facendo demagogia e falsa propaganda,  in Italia ottengono il 25% dei consensi.


La cosa che oggi più mi stupisce e vedere ancora persone “fedeli” a Berlusconi, quasi a volerlo divinizzare, e mi sconvolge sentire in televisione politici che, cercando un appiglio per difenderlo, attaccano perennemente la magistratura che, con i suoi limiti e difetti, e comunque una delle massime autorità dello stato.

Non voglio soffermarmi oltre, è stato detto veramente di tutto su quest’argomento e ogni altro elemento sarebbe superfluo. Per ora ho fiducia nel governo Letta che, seppur passato alle “piccole intese”, vedo solido e pronto a fare le riforme necessarie del paese, non essendo più ricattato da Forza Italia (ex PDL). Inoltre spero che quest’evento crei, o meglio ripristini, quella dialettica politica basata sui contenuti ideologici delle singole forze che compongono il parlamento e sui problemi reali del paese, dimenticando i vari salvacondotti personali.

Sono convinto che finalmente si potrà parlare di tematiche vere, tangibili, che ci toccano da vicino, perché appartengono al quotidiano.

Per ora guardo con fiducia al congresso del PD, che mi sta coinvolgendo sempre di più, invitando tutti a partecipare.