mercoledì 25 dicembre 2013

Salva Roma e la questione Acea

Mentre l’Italia era distratta dai preparativi per il cenone (che quest’anno per molte famiglie è stato molto “magro”), al Senato si discuteva del DL Salva-Roma, detto anche Lanzillotta – Ichino, dove all’interno dello stesso vi era una clausola in merito alla riduzione del pacchetto azionario del Comune di Roma nelle quote dell' Acea e un taglio delle spese previste per il personale del colosso idro-elettrico.

Nelle scorse ore è stata una vera guerra tra le varie forze politiche che compongono  il parlamento.

In breve il DL originariamente com’era stato strutturato dai due firmatari prevedeva la cessione di una consistente parte del pacchetto azionario del Comune, restando tuttavia il socio di maggioranza relativa (la partecipazione sarebbe scesa al 30% del capitale).

Il taglio al personale invece era stato giustificato con le recenti assunzioni, in particolare quelle avvenute durante la giunta Alemmano, le quali, al dire della senatrice Lanzillotta, avrebbe utilizzato l’azienda romana come un’area per creare clientelismo.


Negli ultimi anni la municipalizzata ha chiuso sempre bilanci in passivo e, per evitare il default, era necessaria un’ulteriore ricapitalizzazione che sarebbe, in virtù della partecipazione pubblica, gravata sui cittadini romani.

Il già precario bilancio della capitale rischiava di non poter far fronte alle necessità aziendali.

Nello stesso emendamento, infatti, era previsto un ulteriore aumento delle addizionali Irpef dallo 0,9% al 1,2% che avrebbe garantito al comune un introito che si aggirava tra i 130 e i 150 milioni di euro.

Ma la guerra in senato non ha portato né vincitori né vinti. Il decreto è stato annacquato dall’opposizione, portando le forze che compongo la maggioranza a dividersi.

Il "nuovo DL" non prevede né l’aumento delle addizionali né la riduzione delle quote.

Ora, andando oltre la pura “cronaca”, vorrei fare una piccola riflessione in merito alla società romana, che mi vede particolarmente coinvolto e, purtroppo, ben informato sul suo andamento, in virtù del fatto che sono un “ex” dipendente, uno dei tanti giovani che per un motivo o per un altro si è trovato a rispondere al Contact Center dell’azienda.

La privatizzazione, così com’era stata formulata, non portava nessun miglioramento né gestionale né qualitativo, aveva come unico ripiego il minor peso del comune e dunque il rischio di cadere in minoranza davanti ai soci privati. Inoltre il taglio al personale non rappresenta la soluzione, sicuramente molte persone sono state assunte negli ultimi cinque/sei anni, molte delle quali vicine all’ex sindaco Alemanno, ma molte altre sono entrate grazie ai propri meriti.

La società romana non funziona, e dunque si trova in passivo, perché è gestita male. La principale responsabilità va all’eccesso di “burocrazia” e alle lobby create dietro taluni servizi.

Ho visto distacchi di servizi idrici a condomini per una bolletta, rimborsi che sono dati dopo oltre un anno, quando le direttive, e la legge, dicono ben altro.

La società non deve esser competitiva sul mercato, almeno per la parte idrica, visto che c’è il monopolio, ma deve offrire un servizio di qualità. Per far questo occorre un cambio che parte dall’alto. Non è più accettabile vedere dirigenti che svolgono secondi lavori.

La soluzione migliore, a mio modesto parere, sarebbe la vendita della parte elettrica, mantenendo la reta e il servizio idrico, permettendo a quest’ultima la partecipazione, in proporzione ai numeri degli abitanti, dei singoli comuni gestiti da Ato2.

sabato 7 dicembre 2013

Nelson Mandela: Muore l’ultimo eroe del XX secolo.


Lo scorso 05 dicembre è venuto a mancare Nelson Mandela, leader del movimento “anti-apartheid”. E’ un tema delicato, che non  è facile trattare sinteticamente.

Mandela è nato nell’ormai lontano 1918 in Sudafrica, all’epoca colonia del Regno Unito.

Sin da subito Mandela ha dimostrato un forte senso per la “libertà” individuale. Infatti, all’età di ventun anni gli fu imposto di sposarsi. Non  condividendo la scelta decise di scappare con il cugino in direzione della vicina città di Johannesburg.

Da giovane studente di legge dimostrò una particolare attenzione ai diritti civili della popolazione nera del Sudafrica, che rappresentava la maggioranza della popolazione.

Dal 1948 in poi Mandela si è distinto per la sua campagna contro l’apartheid.

Per noi oggi rappresenta un simbolo di pace e di speranza. Ci ha dato ed insegnato molto, subendo notevoli ingiustizie, spesso pesanti, senza mai arrendersi, portando avanti il suo “sogno”.

Spesso le idee “giuste” sono di una minoranza della popolazione, ma quando vedi che tali idee iniziano a diventare di “tutti”, allora (forse) è una vittoria doppia. Una vittoria per “l’idea” in quanto tale, e per l’intera società.

Il 05 dicembre è morto un simbolo e, al tempo stesso, un eroe del XX secolo, un eroe come pochi.

Oggi il mondo lo ricorda per quello che è stato realmente: UN GRANDE UOMO, UN GRANDE POLITICO.

L’intera popolazione mondiale si ricorderà di lui, sia chi lo ha combattuto ideologicamente,  riconoscendo in lui la grandezza di un “leader”, sia chi lo ha amato, ricordandolo come un simbolo per quel cambiamento che spesso è difficile da realizzare.

Sicuramente nel XX secolo è stato uno dei personaggi più discussi al mondo, un vero protagonista del nostro tempo.

Il suo messaggio ha raggiunto ogni angolo del pianeta, non sempre accolto, non sempre esaltato, ma comunque ricordato.

venerdì 6 dicembre 2013

Hunger Games: ritratto di una società futura?

Il 27 novembre scorso è uscito nei cinema il secondo capitolo della saga degli “Hunger Games”, ispirato dall’omonimo romanzo.
Osservando il film ho notato che nell’immaginario su cui è costruito, è possibile intravedere una qualche assonanza con la “nostra” società, ma procediamo a piccoli passi.
Per chi non conosce la storia, la narro brevemente, in modo da far comprendere a tutti di cosa sto parlando.
Il film è ambientato in un’immaginaria nazione di nome Panem in un’era futura e, ogni anno, si svolgono gli “Hunger Games”, giochi all’ultimo sangue, dove solo una persona può uscire viva. I giochi avvengono in ricordo della rivolta dei dodici (un tempo tredici) distretti contro Capitol City. Ogni distretto deve “portare in dono” dei “tributi”, un ragazzo e una ragazza, che dovranno esser pronti a morire nell’arena.
Al dire dell’autrice il tema del romanzo si è ispirato al mito greco del Minotauro, dove ogni anno la citta di Atene doveva “offrire” dei  “tributi” alla vicina Creta.
Ma osserviamo più da vicino la storia.
Se osserviamo con molta attenzione  il ruolo di Capitol City potremo scorgere la sede dei “poteri forti”, dove tutto quello che succede nella nostra vita è deciso e deve esser sacrificato in nome dell'interesse e della stabilità del potere economico. Ma i tributi? Che cosa centrano in questo discorso? I “tributi” sono tutti i giovani che, per un motivo o per un altro, periscono contro i poteri forti.
Pensiamo alle multinazionali ad esempio, quanti, magari non qui da noi, sono costretti a lavorare in condizioni disumane? Quanti non riescono a vedere i capelli bianchi “fiorire” sulle loro teste?
Forse con il mio discorso l’unico elemento che potrebbe in qualche modo “stonare” è lo show che è mandato in onda.
Soffermiamoci anche solo un attimo a pensare cosa trasmettono quotidianamente i nostri telegiornali.
Sentiamo infatti parlare quotidianamente di morte, spesso violente e tragiche.
Ecco forse questo è Hunger Games, un’estremizzazione della nostra società, o forse no, è solo un romanzo di fantasia, ispirato a un tema un po’ macabro.