Nelle
scorse ore è stata una vera guerra tra le varie forze politiche che
compongono il parlamento.
In
breve il DL originariamente com’era stato strutturato dai due firmatari
prevedeva la cessione di una consistente parte del pacchetto azionario del
Comune, restando tuttavia il socio di maggioranza relativa (la partecipazione
sarebbe scesa al 30% del capitale).
Il
taglio al personale invece era stato giustificato con le recenti assunzioni, in
particolare quelle avvenute durante la giunta Alemmano, le quali, al dire della
senatrice Lanzillotta, avrebbe utilizzato l’azienda romana come un’area per
creare clientelismo.
Leggiamo,
infatti, nelle dichiarazioni della senatrice di Scelta Civica “Non si propone la privatizzazione, ma la cessione di quote che mantengono comunque il controllo pubblico, occorre però disboscare tutta l'area del clientelismo che sta in queste aziende. Alemanno ha assunto dirigenti e dipendenti al di fuori di ogni fabbisogno, e gli italiani non possono pagare con le loro tasse miliardi di euro”.
Negli
ultimi anni la municipalizzata ha chiuso sempre bilanci in passivo e, per
evitare il default, era necessaria un’ulteriore ricapitalizzazione che sarebbe,
in virtù della partecipazione pubblica, gravata sui cittadini romani.
Il
già precario bilancio della capitale rischiava di non poter far fronte alle
necessità aziendali.
Nello
stesso emendamento, infatti, era previsto un ulteriore aumento delle
addizionali Irpef dallo 0,9% al 1,2% che avrebbe garantito al comune un
introito che si aggirava tra i 130 e i 150 milioni di euro.
Ma
la guerra in senato non ha portato né vincitori né vinti. Il decreto è stato
annacquato dall’opposizione, portando le forze che compongo la maggioranza a dividersi.
Il
"nuovo DL" non prevede né l’aumento delle addizionali né la riduzione delle quote.
Ora,
andando oltre la pura “cronaca”, vorrei fare una piccola riflessione in merito
alla società romana, che mi vede particolarmente coinvolto e, purtroppo, ben
informato sul suo andamento, in virtù del fatto che sono un “ex” dipendente,
uno dei tanti giovani che per un motivo o per un altro si è trovato a
rispondere al Contact Center dell’azienda.
La
privatizzazione, così com’era stata formulata, non portava nessun miglioramento
né gestionale né qualitativo, aveva come unico ripiego il minor peso del comune
e dunque il rischio di cadere in minoranza davanti ai soci privati. Inoltre il
taglio al personale non rappresenta la soluzione, sicuramente molte persone
sono state assunte negli ultimi cinque/sei anni, molte delle quali vicine
all’ex sindaco Alemanno, ma molte altre sono entrate grazie ai propri meriti.
La
società romana non funziona, e dunque si trova in passivo, perché è gestita
male. La principale responsabilità va all’eccesso di “burocrazia” e alle lobby
create dietro taluni servizi.
Ho
visto distacchi di servizi idrici a condomini per una bolletta, rimborsi che
sono dati dopo oltre un anno, quando le direttive, e la legge, dicono ben
altro.
La
società non deve esser competitiva sul mercato, almeno per la parte idrica,
visto che c’è il monopolio, ma deve offrire un servizio di qualità. Per far
questo occorre un cambio che parte dall’alto. Non è più accettabile vedere
dirigenti che svolgono secondi lavori.
La
soluzione migliore, a mio modesto parere, sarebbe la vendita della parte
elettrica, mantenendo la reta e il servizio idrico, permettendo a quest’ultima
la partecipazione, in proporzione ai numeri degli abitanti, dei singoli comuni
gestiti da Ato2.

