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mercoledì 6 gennaio 2016

Unioni civili, la legge passerà ed il governo terrà

Finalmente, dopo mesi di duro ostruzionismo in commissione giustizia, abbiamo la data sulla discussione delle unioni civili (il famoso DDL Cirinnà) in Senato, che, per ragioni di tempo, andrà in aula senza relatore. Da giorni non si parla d'altro, in molti parlano di compromesso a ribasso per una legge che possa esser sostenuta anche del NCD in modo da salvaguardare il governo. Ma tale legge comporterà realmente un rischio per la non tenuta dell'esecutivo? In realtà, come più volte hanno sostenuto gli stessi esponenti del Nuovo Centrodestra, le legge non è frutto di un accordo di governo, bensì di un inter parlamentare, che è cosa alquanto diversa.
La scelta di slegare le unioni civili dal governo non fu fatta infatti a caso, era nota ai più l'opposizione, o meglio, la grande differenza di vedute che il Pd e il partito di Alfano avevano ed hanno su tale legge.
Il DDL in sede di commissione è passato con il sostegno di M5stelle, Sel e gruppo Misto, oltre chiaramente ai voti del Partito Democratico stesso, che, contrariamente a quanto dicono è compatto e coeso sulla necessità di dotare, finalmente, questo paese di una legge che regoli che "coppie di fatto".
Non è una sorpresa che le "grandi riforme" sui temi etici siano state slegate dagli esecutivi, già accadde nel 1975 e nel 1981 (queste le date dei referendum sul divorzio e aborto). Anche all'epoca, come ad oggi, tutti i partiti si divisero al proprio interno, compreso il "partito dei cattolici", all'epoca rappresentato compattamente dalla Democrazia Cristiana, dove in molti, in particolare sulla legge del '75 non seguirono l'indicazione del segretario nazionale, all'epoca Amintore Fanfani.
Dunque la legge passerà, con maggioranze diverse da quella di governo, poiché essa non è materia dello stesso. Parlare di altro è fantascienza.

(come al solito chiedo scusa per eventuali orrori di ortografia/sintassi, ma dato che scrivo qui alle 3 di notte e non ho tempo durante il giorno spero che non mi lapiderete xD)

venerdì 29 novembre 2013

Finisce il "ventennio"?





Seppur un po’ in ritardo, volevo dedicare due righe sulla decadenza del “cavaliere” di cui, personalmente, non ho festeggiato, non tanto per una vicinanza politica o personale, quanto per un’immagine internazionale del paese.


Lo scorso 27 novembre è stata approvata dal senato la “non convalida dell’elezione”, ergo la sua decadenza. In questi ultimi mesi giornali e televisioni non hanno parlato d’altro, monopolizzando l’informazione sul dibattito cavaliere sì, cavaliere no tralasciando i reali problemi del paese. Da appassionato di storia sono convinto che “l’era berlusconiana” (che temo non sia ancora finita) sarà riportata sui libri in quanto in un modo o in un altro ha segnato un’intera generazione, ma, purtroppo per lui, non sarà ricordata come un’era “florida” o comunque degna di nota, ma come un’era dove ha regnato la mediocrità e l’interesse personale. Conosco molto bene la storia contemporanea, avendo avuto modo di approfondirla in più contesti, ma soprattutto conosco molto bene la storia politica italiana degli ultimi sessanta/settant’anni e sono convinto che con la nascita della “seconda repubblica” non ci sia stato nessun miglioramento e che, quel signore che da qualche giorno non è più senatore, l’abbia resa più barbara e sporca. Le conseguenze? I populisti, facendo demagogia e falsa propaganda,  in Italia ottengono il 25% dei consensi.


La cosa che oggi più mi stupisce e vedere ancora persone “fedeli” a Berlusconi, quasi a volerlo divinizzare, e mi sconvolge sentire in televisione politici che, cercando un appiglio per difenderlo, attaccano perennemente la magistratura che, con i suoi limiti e difetti, e comunque una delle massime autorità dello stato.

Non voglio soffermarmi oltre, è stato detto veramente di tutto su quest’argomento e ogni altro elemento sarebbe superfluo. Per ora ho fiducia nel governo Letta che, seppur passato alle “piccole intese”, vedo solido e pronto a fare le riforme necessarie del paese, non essendo più ricattato da Forza Italia (ex PDL). Inoltre spero che quest’evento crei, o meglio ripristini, quella dialettica politica basata sui contenuti ideologici delle singole forze che compongono il parlamento e sui problemi reali del paese, dimenticando i vari salvacondotti personali.

Sono convinto che finalmente si potrà parlare di tematiche vere, tangibili, che ci toccano da vicino, perché appartengono al quotidiano.

Per ora guardo con fiducia al congresso del PD, che mi sta coinvolgendo sempre di più, invitando tutti a partecipare.