Il
libro è molto interessante è fornisce una valida base per l’educazione del
proprio amico “fido” utilizzando i nuovi metodi di addestramento: il cosiddetto
metodo gentile.
Le
nuove tecniche, così come per la pedagogia umana, hanno ormai reso noti alcuni
falsi miti, come che due maschi non possono “giocare” o come che il cane deve
necessariamente camminare al “passo del padrone” o l’utilizzo di metodi
coercitivi come il collare a strozzo o semistrozzo.
L’autore
fornisce una buona panoramica e dei validi esempi su cui applicare il suo
metodo, ammettendo che, essendo diverso, richiede più tempo, ma permette una
miglior interazione con il proprio amico a quattro zampe.
Nel
libro non mancano critiche aperte a quella che viene definita “l’educazione
classica”.
"Esistono famosi addestratori che insistono a voler
esser padroni autoritari, invece che compagni comprensivi e coerenti. Hanno
metodi antiquati, superati, che ottengono una risposta dettata dalla paura.
Per come la vedo io, il mio cane (o quello di chiunque altro)
è il mio miglior amico, non un avversario da conquistare".
“Una volta durante un seminario, notai un cane dall'aria
aggressiva – ma soprattutto tesa ed infelice – che mi fissava come si guarda un
pericoloso nemico. Il suo linguaggio del corpo suggeriva che si stava chiedendo
se morsicarmi o no. Quando lo presi per il collare mi accorsi che questo aveva
una foggia strana, diversa . Chiesi al proprietario di levarglielo, cosi da
poterlo esaminare da vicino. Si trattava di un modello a strozzo, ma molto più
robusto del normale, con dei ganci che si conficcavano come aculei nel collo
della bestia se questa cominciava a tirare. Lo indossai: Faceva male, un male
tremendo! Al minimo accenno di trazione gli spunzoni mi si conficcavano nella
pelle, causandomi un dolore lacerante. Pretesi che il proprietario lo buttasse
via all’istante. Se fosse stato mio, lo avrei lanciato lontano con gesto
teatrale sotto gli occhi del cane. (…)
Non voglio criticare quel proprietario, perché era stato un sedicente
addestratore professionista a dirgli che quel colare era ciò di cui aveva
bisogno.
(…)
L’addestratore (ma aguzzino sarebbe una definizione più
calzante) che aveva raccomandato quello strumento di tortura implicitamente
ammetteva che non poteva addestrare il cane senza infliggergli dolore.
Lo considerava una creatura inferiore, da sottomettere”
Questi
sono solo alcuni degli esempi presenti nel libro.
La
narrativa è particolarmente scorrevole, presenta numerosi aneddoti che rendono
più semplice la comprensione del metodo.
Il
suo metodo, che illustrerò rapidamente, si basa su pazienza e “ascolto” delle
esigenze del cane. Come noto i nostri amici non comunicano mediante l’uso della
parola, e neanche, contrariamente a come molti pensano, mediante l’uso dell’abbaio,
bensì tramite il linguaggio del proprio corpo.
Premesso
che “non sono un esperto della materia, nel senso che non faccio questo di
mestiere, sono tuttavia un grande amatore dell’argomento e una persona che vive
quotidianamente le esigenze e meno del proprio cane.
Se
siete interessanti… buona lettura! :D Per il resto il mio prossimo libro sarà
di Angelo Vaira, di cui per ora non ho letto ancora nulla!
Il
metodo consiglia le seguenti accortezze:
Collare
(non a strozzo o cose simile, seppur, personalmente, mi trovo in disaccordo,
preferisco la pettorina, il collare di per se può provocare cervicali e
problemi alla trachea).
Corda
lunga/guinzaglio lungo per poter abituare il proprio cane a non tirare (che lui
chiama corda magica!).
Uso
del fischiettoMa soprattutto gioco prima e dopo qualunque esercizio.
Nessun commento:
Posta un commento