lunedì 15 dicembre 2014

riflessioni

Ci sono degli atteggiamenti che la morale comune dovrebbe universalmente condannare, come l'uso della violenza ed il non rispetto dell'opinione altrui. Invece spesso non è cosi. Gli istinti primordiali e bestiali, mai veramente sopiti, sono sempre pronti ad accoglierla ed approvarla. Quel volersi affermare come "maschio/femmina alfa", quel sordo e cieco "ho ragione perché ho ragione" senza riflettere e rispettare il mondo che ci circonda. L'idea di esser il capobranco non sottomissibile, per usare una metafora cinofilia, è quella che più frequentemente del previsto rientra nel giustificazionismo miope in cui ci troviamo. Le società neolitiche uccidevano i deboli, a Sparta, in età greca, venivano invece gettati nella rupi, lontano da quella società che doveva esser guerriera e perfetta.
Da questi esempi, che universalmente sono considerati barbari, sono passati oltre 2000 anni, nel mentre si è affermata la morale cristiano cattolica della non violenza, il socialismo pacifista, l'ambientalismo e tante altre dottrine di carattere umanistico. Nonostante tutto, nonostante la più netta disapprovazione che diciamo di avere verso tali atti, nel mentre di chi li compie non c'è mai un netta opposizione e condanna. Purtroppo, questo nostro atteggiamento buonista e permissivo conduce alle violenze della cronaca che tutti i giorni i mezzi di comunicazione ci riportano. Non sarà forse possibile raggiungere la città del sole (o di Dio?!), forse la natura nostra e dell'uomo è questa, ma una cosa è certa, un impegno chiaro da parte di ognuno di noi in direzione di una società civile è possibile, iniziando dai piccoli gesti, ricordando ai nostri amici, figli e parenti che il mondo avanza, che l'elemento evolutivo che contraddistingue l'uomo dalle altre specie del regno animale è la sua "mente", con tutta la complessità che tale termine comporta, e come tale la sua capacità di giudizio nei confronti di ciò che ci circonda, la capacità di analisi e di sintesi.

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