Nonostante non sia io il diretto interessato, e nonostante non spetterebbe a me spiegare il perché di certe decisioni prese dalla Santa Sede, spreco lo stesso cinque minuti del mio tempo a cercare di spiegare il motivo di tanto (inutile) caos mediatico.
Nella foto, che ha fatto il giro del web, trovate l'ormai ex mons. Krzysztof Charamsa, uno dei massimi prelati del Vaticano, con il suo compagno.
La notizia che un "monsignor" si sia dichiarato omosessuale ha girato ovunque, con annessa la sua sospensione dagli incarichi ecclesiastici. Ma... vi siete informati un po' sulle motivazioni della sospensione/revoca?
Ecco in poche righe, anzi in poche parole, ve la dico io: il mancato rispetto del celibato e/o promessa di castità. Si può non condividere quest'aspetto della vita "vocazionale" ma purtroppo, volenti o dolenti, fa parte di chi intraprende un certo percorso.
Camillo Benso, conte di Cavour, diceva «libera chiesa in libero stato». Ecco, forse dovremmo riflette un po' di più su questo aforisma. In passato molti sacerdoti si sono dichiarati apertamente gay, e non è stato preso, ovviamente, nessun tipo di provvedimento, perché questi stessi hanno rispettato la promessa di castità fatta nel momento dell'ordinazione. Inoltre, ci tengo a ricordare, che la chiesa non condanna l'omosessualità in quanto tale, ma la sua pratica, in quanto lega l'atto sessuale unicamente a fini procreativi (il tutto stabilito con il concilio tridentino del 1545 che modificò quanto detto dal concilio di Nicea - 325 d.C. - non solo per risposta alla "riforma" protestante ma anche in tutela del matrimonio e della legittimità dei figli).
Altra nota dolente sono stati i commenti in critica al celibato dei sacerdoti (se i preti si potessero sposare non sarebbero pedofili.. Se i preti si potessero sposare non avrebbero l'amante), premesso che pedofilia e altro genere di perversioni non sono causati dalla castità, altrimenti non esisterebbero "padri" stupratori e premesso che il tema della castità è un qualcosa che riguarda le questioni interne ad un istituzione che esiste da oltre 2000 anni, trovo questa decisione, intrapresa sempre nel concilio di Trento, saggia e degna di nota.
La scelta del sacerdozio deve essere e deve rimanere una vocazione, con una famiglia accanto rischierebbe di diventare un lavoro.
Detto ciò, un ultima riflessione.
Trovo la decisione di Charamsa (ex ultra conservatore), come un evento studiato a tavolino con lo scopo di costruire una bomba mediatica, mentre molti cardinali e padri sinodali (vedi Kasper), lavorano da anni nel silenzio mediatico per portare avanti la causa ( o quanto meno la questione ) dell'omosessualità all'interno del mondo cattolico.
Mons. Kasper non è l'unico che si è pronunciato a favore, dando notevoli segnali di apertura ( «gay si nasce» «anche loro possono portare doni alla chiesa»). Già nel 2012 l'ormai fu mons. Martini si pronunciò a favore delle unioni civili, arrivando ad affermare che i cattolici non si dovevano opporre a quest'ultime. Anche don Fumagalli, teologo e docente presso l'università Lateranense, ha aperto sull'argomento, affermando che si può «dare la vita anche dandosi all'altro». Interpretando in chiave completamente diversa il tema dell'«aprirsi alla vita» (tema centrale nella discussione sull'omosessualità).
Concludo dicendo che è questa la chiesa di cui anche io mi sento parte integrante, una chiesa che si "apre" all'altro, che non si chiude riversa su se stessa, una chiesa che accoglie e non chiude le porte in faccia a nessuno, una chiesa che riconosce che i tempi sono cambiati ma che non rinuncia ai suoi precetti fondamentali, quali l'amore di se e per l'altro, il rispetto del proprio corpo, il perdono e la misericordia.
Non guardiamo solo dove vogliamo, cerchiamo di guardare la realtà a 360°!
(mi scuso per eventuali errori, la stanchezza si fa sentire. Grazie!)

Nessun commento:
Posta un commento