Occorre custodire intimamente un’anima rivoluzionaria, operando però nel concreto, con metodo. (Zaccagnini)
venerdì 16 ottobre 2015
Una riflessione sul DDL Cirinnà (unioni civili) e sulla discussione che ha riguardato Mancuso
Cercando di lasciare da parte ogni pregiudizio personale, etico e/o politico vorrei cercare, cum brevis verbis, di dare una spiegazione ed un interpretazione di quelle che sono le attuali posizioni nella tematica in oggetto.
Nonostante il mio intento di imparzialità, per non indurre un qualsiasi potenziale lettore nel trovare interpretazioni lontane dalla mia, dichiaro già da subito la mia adesione ed il mio sostegno a questo Disegno di Legge (DdL), che ha come primo firmatario la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.
Fatta questa premessa, che trovo doverosa, inizio quella che è la mia umile analisi.
Da qualche mese è "fermo" nella commissione giustizia del Senato della Repubblica il disegno di legge che, dovrebbe, portare anche in Italia una regolamentazione di quelle che sono le Unioni Civili tra persone dello stesso sesso. Tale legge suscita, da un parte, speranze e aspettative in quella che è la comunità LGBT in Italia, dall'altra preoccupazioni all'interno dell'ambiente conservatore (sia esso cattolico o della società civile).
Tale legge che, ricordo, non è un matrimonio "gay" (lo scrivo etichettato perché personalmente preferisco la parola EGUALITARIO), andrebbe a regolamentare le unioni non solo tra le tanto nominate coppie di fatto (etero o gay), che è disposto dall'art. 2 del DDL ma istituirebbe anche in Italia il registro sulle unioni civili, nuovo istituto giuridico, che si riferisce all'articolo 2 della nostra costituzione, per le coppie omosessuali. Molti esponenti della comunità LGBT, hanno criticato questa legge, ritenendola nuovamente come un "contentino" alla «comunità» e etichettandola come un compromesso al ribasso dovuto alle diverse posizioni presenti non solo nello scenario politico italiano ma soprattutto, individuando in questo DDL, una sintesi «imperfetta» delle diverse posizioni presenti in quello che è il principale partito di governo e del centrosinistra italiano (ed io aggiungerei anche europeo).
Tali critiche ritengo che siano attualmente infondate, non solo perché in Italia non è possibile, per ragioni costituzionali, approvare un matrimonio egualitario, ma anche per un rispetto di quella diversità doverosa presente nella svariate compagini della società civile.
Fra tutti, l'articolo che divide di più, tuttavia resta l'articolo che fa riferimento alla stepchild adoption, già in passato (vedi su questo blog), ho difeso la presenza di questo punto nella legge, eppure, nonostante l'apertura di una buona parte del mondo politico italiano questo tema continua a dividere.
Avendo già affrontato l'argomento trovo inopportuno dover nuovamente soffermarmi sulle ragioni che mi portano a sostenere questa legge, non solo nel suo intento primario, ma anche nei diversi punti che la compongono, per tanto, in sintesi, riporto solo una mia breve riflessioni su quella che è la mia personale posizioni sulle famiglie omo genitoriali.
In questi giorni, accanto alla discussione del DDL Cirinnà, nel mondo gay si è aperta un aspra critica nei confronti di Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay e attuale fondatore e presidente di Equality Italia, in merito ad un suo articolo di "condanna", se così si può dire, sulla genitorialità omosessuale che si ottiene mediante utero in affitto (non uso altri nomi per definire tale pratica).
In poche parole, l'ex presidente di Arcigay ha sostenuto quanto sostengo io da anni, ovvero che il ricorso all'utero in affitto non è altro che una volgare strumentalizzazione del corpo della donna. Premesso che questa polemica è totalmente inutile, perché il disegno di legge non introduce, per fortuna, mi permetto di dire, in Italia tale pratica di fecondazione assistita, è tuttavia una discussione particolarmente viva negli ultimi giorni.
Le argomentazioni addotte a difesa di un eventuale famiglia arcobaleno sono diverse, quali ad esempio la stessa capacità di amare (dote che non metto sicuramente in dubbio), e la possibilità di procreare (?!?!?!).
Non voglio metter benzina su fuoco, ma per ragioni di carattere BIOLOGICO, due uomini o due donne, nonostante si possano amare incondizionatamente e infinitamente, non possono avere figli. Questo è un limite naturale. Non sfruttiamo l'argomento "natura" solo quando ci fa comodo, ad esempio per giustificare gli atteggiamenti omosex presenti in diverse razze animali.
La capacità di crescere non è la stessa cosa di procreare. Per tali ragioni io condivido e giustifico quelle che sono le posizioni di Mancuso in materia di genitorialità. Si può e si deve ragionare per un apertura eventuale ad un adozione, visto che, credo, un bambino preferisca vivere con Franco e Giovanni piuttosto che in una casa famiglia, ma non si può e non si deve aprire sull'utero in affitto. In tal modo mi chiedo, che fine ha fatto la dignità della donna?!
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