sabato 3 gennaio 2015

i figli dell'apparire

Il tempo passa e mentre, più o meno cosci, crediamo che la nostra società stia diventando aperta e meno bigotta di quanto non fosse negli anni/ secoli scorsi, ti rendi conto che certe cose non cambiano mai. L'apparire regna soprano su questo nostro pianeta. La cosa più importante è sembrare. La maschera indelebile del ruolo o dello status sociale di cui abbiamo scelto un connubio unico e inseparabile non deve venir meno. La cosa importante è che la genti "non pensi male", quante volte da bambini ci siamo sentiti dire e ridire dai nostri genitori o nonni: "chissà cosa penserà il tuo/a amico/a". Ma un bel e grosso CHISSENEFREGA non solo non era accettato ma non è neanche pensabile poter esprimere un tale concetto, considerato rivoluzionario e ineducato. In un mondo in cui siamo ciò che appariamo e siamo soprattutto ciò che gli altri pensano di noi, senza andare oltre una mera e banale apparenza. Esempio concreto, che come al solito traggo dalla pedagogia infantile, a me cara, un bambino educato, per antonomasia deve esser pulito, senza terra o fango addosso, rispondere con cortesia e guai a parlar di giochi o cartoni, si deve esser grandi. Ma ciò che un bambino vuole? Ci siamo mai soffermati a guardare la natura ed il regno animale dove, fabbriche di morte escluse, la mamma "regredisce" in uno stato di cucciolo/a insegnando, con il gioco, al piccolo l'educazione fondamentale. Quanti anni sono passati dall'affermazione del metodo Montessori? I greci stessi parlavano della sostanza come di qualcosa di "formale" entro cui si intrappolava un essenza ben più grande, trasformando il nostro corpo in una scatola che contiene dentro un gioiello prezioso. Ma tutto è vano, niente è come deve essere, l'importante è apparire, bravi, belli, bulli, forti, ricchi... quello che sia. Scelto un ruolo sarà quello. L'importante è recitare. Ognuno di noi assiste alla commedia più grande che esiste, la vita stessa, dove ognuno gioca il proprio ruolo!

lunedì 15 dicembre 2014

riflessioni

Ci sono degli atteggiamenti che la morale comune dovrebbe universalmente condannare, come l'uso della violenza ed il non rispetto dell'opinione altrui. Invece spesso non è cosi. Gli istinti primordiali e bestiali, mai veramente sopiti, sono sempre pronti ad accoglierla ed approvarla. Quel volersi affermare come "maschio/femmina alfa", quel sordo e cieco "ho ragione perché ho ragione" senza riflettere e rispettare il mondo che ci circonda. L'idea di esser il capobranco non sottomissibile, per usare una metafora cinofilia, è quella che più frequentemente del previsto rientra nel giustificazionismo miope in cui ci troviamo. Le società neolitiche uccidevano i deboli, a Sparta, in età greca, venivano invece gettati nella rupi, lontano da quella società che doveva esser guerriera e perfetta.
Da questi esempi, che universalmente sono considerati barbari, sono passati oltre 2000 anni, nel mentre si è affermata la morale cristiano cattolica della non violenza, il socialismo pacifista, l'ambientalismo e tante altre dottrine di carattere umanistico. Nonostante tutto, nonostante la più netta disapprovazione che diciamo di avere verso tali atti, nel mentre di chi li compie non c'è mai un netta opposizione e condanna. Purtroppo, questo nostro atteggiamento buonista e permissivo conduce alle violenze della cronaca che tutti i giorni i mezzi di comunicazione ci riportano. Non sarà forse possibile raggiungere la città del sole (o di Dio?!), forse la natura nostra e dell'uomo è questa, ma una cosa è certa, un impegno chiaro da parte di ognuno di noi in direzione di una società civile è possibile, iniziando dai piccoli gesti, ricordando ai nostri amici, figli e parenti che il mondo avanza, che l'elemento evolutivo che contraddistingue l'uomo dalle altre specie del regno animale è la sua "mente", con tutta la complessità che tale termine comporta, e come tale la sua capacità di giudizio nei confronti di ciò che ci circonda, la capacità di analisi e di sintesi.

martedì 19 agosto 2014

Estate shakespeariana

Come ogni anni, nel cuore di villa borghese, nel periodo estivo si apre il Silvano Globe Theatre (diretto da Gigi Proietti.... purtroppo!).
Quest'anno la stagione si è aperta con l'opera in teoria tragica di Romeo e Giulietta, proprio a regia di Gigi Proietti, seguendo poi la rappresentazione di "Sogno di una notte di mezza estate", regia di R. Cavallo.
Iniziamo da Romeo e Giulietta.
L'opera messa in scena al Globe, teatro suggestivo di ambientazione tardo cinquecentesca, non ha quasi nulla a che vedere con l'opera del celebre poeta inglese William Shakespeare, è praticamente una riscrittura e reinterpretazione di Gigi Proietti.
L'opera che in origine doveva rappresentare una tragedia si è trasformata in poco più di un'operetta tragicomica, una sorta di scary movie teatrale.
Numerosi sono stati i doppi sensi e le "parolacce" (dal "vai via coglione" a "stai zitta puttanella"). Ma questo sarebbe il minimo, adeguare il linguaggio di un'opera scritta a fine cinquecento al linguaggio dei "giorni nostri" non è poi un abominio, quello che, personalmente, ho ritrovato ridicolo è la sua trasformazione da tragedia a qualcosa di non ben definito.
Manca completamente il dramma vissuto dai due principali protagonisti, appunto Romeo e Giulietta, e non si comprende minimamente il conflitto tra le due famiglie. Gli abiti sono completamente inadeguati all'opera. Si inizia con un tipo di abbigliamento si "gangster" e si finisce con pagliacceschi vestiti tardo medioevali. Per non parlare poi delle musica, passiamo da radio star a qualcosa di classico moderno.  
Sicuramente il target di età di riferimento è quello adolescenziale o comunque indirizzato ad un pubblico diverso da quello delle "opere classiche".
Nonostante il totale stravolgimento ho trovato la rappresentazione esilarante (ho riso praticamente dall'inizio alla fine... il che per Romeo e Giulietta non so quanto sia normale!!!) nel complesso bravi gli attori.
Si evince una grande preparazione e passione. Un cast giovane e dinamico. Che hanno saputo ben rappresentare e mettere in scena il copione dell'opera di Proietti ( E NON DI SHAKESPEARE).

Sogno di una notte di mezza estate:
L'opera, anche questa vista, purtroppo, al Globe, è molto diversa dall'opera originale, tuttavia, per la natura stessa e per lo spirito con cui il noto autore londinese la scrisse, si è prestata meglio agli stravolgimenti puttaneschi messi in scena dal teatro di Villa Borghese. 
Non sono mancati anche in quest'opera numerosi doppi sensi e cambi di lessico.
La parte inerente alla compagnia teatrale l'ho trovata noiosa e terribilmente volgare.
Il capo/comico parlava con una storpiata accento napoletana, inserito un personaggio che "soffre d'incontinenza e che sta sempre a piscià!". 
La parte più vicina allo scritto originale è quella rappresentata dai "quattro innamorati" (Lisandrio, Ermia, Demetrio ed Elena).
Sicuramente una rappresentazione migliore di quella di Romeo e Giulietta, ma comunque non di Shakespeare. Talmente lontana dall'originale da indurre alcune persone ad abbandonare il teatro prima della fine della rappresentazione. Nonostante il basso livello in cui è stata messa in scena ho trovato ingiusto ed ingiustificabile abbandonare il teatro, non per l'opera, ma per gli attori, che comunque hanno messo passione ed impegno nel fare ciò che a loro è stato detto di fare.

Il Mercante di Venezia (Giorgio Albertazzi):
La prima vera opera shakespeariana che ho visto in questa stagione... infatti non era del Globe!
La rappresentazione è stata messa in scena all'Anfiteatro Festival di Albano Laziane (Rm) la regia è stata di 
Giorgio Marinelli e con  Giorgio Albertazzi, ormai novantenne, ma ancora dinamico e "scattante" nel ruolo di Shylock. 
L'opera, abbastanza fedele a quanto scritto in origine, è stata interpretata magnificamente da un cast di attori giovani e dinamici che hanno letteralmente riempito la scena.
Unica nota dolente il clima, purtroppo freddo, veramente insolito per il quattordici agosto. Tra le figure più divertenti c'è sicuramente quella del servo Job, nato dalla penna di Albertazzi, bravissimi gli attori che hanno interpretato Porzia, Bassanio, Antonio, Graziano e Jessica. La scena finale, con l'intervento del «giustissimo giudice» ha catturato ogni attenzione, anche quello dello spettatore più svogliato e disattento (magari costretto a venire per far contento qualcuno! :D ) Che dire..... ogni parola potrebbe esser superflua. E' stato difficile alzarsi ed abbandonare il teatro senza il desiderio di un "bis".
Spero che a breve possa tornare in scena, sicuramente tornerò a vederlo.



Graeme Sims - Il linguaggio segreto dei cani

Ciao tutti, è decisamente molto che non scrivo su questo "blog", che in un primo momento avevo ideato come un contenitore di riflessioni politiche. Infatti, oggi avevo intensione di parlarvi delle dichiarazioni dell'on. Di Battista sulla situazione in Iraq (dichiarazione già commentate su Facebook a tempo debito!) . Tuttavia, riflettendoci un attimo, ho ritenuto banale dare importanza a delle dichiarazioni completamente insensate e dette probabilmente con il solo scopo di avere un eco mediatico. Dunque perché agevolarlo in questo? Parliamo d'altro!
Ci terrei invece a parlarvi di un libro che ho appena terminato di leggere, ovvero IL LINGUAGGIO SEGRETO DEI CANI di Graeme Sims.
Il libro è molto interessante è fornisce una valida base per l’educazione del proprio amico “fido” utilizzando i nuovi metodi di addestramento: il cosiddetto metodo gentile.
Le nuove tecniche, così come per la pedagogia umana, hanno ormai reso noti alcuni falsi miti, come che due maschi non possono “giocare” o come che il cane deve necessariamente camminare al “passo del padrone” o l’utilizzo di metodi coercitivi come il collare a strozzo o semistrozzo.
L’autore fornisce una buona panoramica e dei validi esempi su cui applicare il suo metodo, ammettendo che, essendo diverso, richiede più tempo, ma permette una miglior interazione con il proprio amico a quattro zampe.
Nel libro non mancano critiche aperte a quella che viene definita “l’educazione classica”.
"Esistono famosi addestratori che insistono a voler esser padroni autoritari, invece che compagni comprensivi e coerenti. Hanno metodi antiquati, superati, che ottengono una risposta dettata dalla paura.
Per come la vedo io, il mio cane (o quello di chiunque altro) è il mio miglior amico, non un avversario da conquistare".
“Una volta durante un seminario, notai un cane dall'aria aggressiva – ma soprattutto tesa ed infelice – che mi fissava come si guarda un pericoloso nemico. Il suo linguaggio del corpo suggeriva che si stava chiedendo se morsicarmi o no. Quando lo presi per il collare mi accorsi che questo aveva una foggia strana, diversa . Chiesi al proprietario di levarglielo, cosi da poterlo esaminare da vicino. Si trattava di un modello a strozzo, ma molto più robusto del normale, con dei ganci che si conficcavano come aculei nel collo della bestia se questa cominciava a tirare. Lo indossai: Faceva male, un male tremendo! Al minimo accenno di trazione gli spunzoni mi si conficcavano nella pelle, causandomi un dolore lacerante. Pretesi che il proprietario lo buttasse via all’istante. Se fosse stato mio, lo avrei lanciato lontano con gesto teatrale sotto gli occhi del cane. (…)
Non voglio criticare quel proprietario, perché era stato un sedicente addestratore professionista a dirgli che quel colare era ciò di cui aveva bisogno.
(…)
L’addestratore (ma aguzzino sarebbe una definizione più calzante) che aveva raccomandato quello strumento di tortura implicitamente ammetteva che non poteva addestrare il cane senza infliggergli dolore.
Lo considerava una creatura inferiore, da sottomettere”
Questi sono solo alcuni degli esempi presenti nel libro.
La narrativa è particolarmente scorrevole, presenta numerosi aneddoti che rendono più semplice la comprensione del metodo.
Il suo metodo, che illustrerò rapidamente, si basa su pazienza e “ascolto” delle esigenze del cane. Come noto i nostri amici non comunicano mediante l’uso della parola, e neanche, contrariamente a come molti pensano, mediante l’uso dell’abbaio, bensì tramite il linguaggio del proprio corpo.
Su youtube sono presenti diversi video dell'addestramento. Per chi vuole informarsi di più!! ;)
Premesso che “non sono un esperto della materia, nel senso che non faccio questo di mestiere, sono tuttavia un grande amatore dell’argomento e una persona che vive quotidianamente le esigenze e meno del proprio cane.
Se siete interessanti… buona lettura! :D Per il resto il mio prossimo libro sarà di Angelo Vaira, di cui per ora non ho letto ancora nulla!

Il metodo consiglia le seguenti accortezze:
Collare (non a strozzo o cose simile, seppur, personalmente, mi trovo in disaccordo, preferisco la pettorina, il collare di per se può provocare cervicali e problemi alla trachea).
Corda lunga/guinzaglio lungo per poter abituare il proprio cane a non tirare (che lui chiama corda magica!).
Uso del fischietto
Ma soprattutto gioco prima e dopo qualunque esercizio.


mercoledì 25 dicembre 2013

Salva Roma e la questione Acea

Mentre l’Italia era distratta dai preparativi per il cenone (che quest’anno per molte famiglie è stato molto “magro”), al Senato si discuteva del DL Salva-Roma, detto anche Lanzillotta – Ichino, dove all’interno dello stesso vi era una clausola in merito alla riduzione del pacchetto azionario del Comune di Roma nelle quote dell' Acea e un taglio delle spese previste per il personale del colosso idro-elettrico.

Nelle scorse ore è stata una vera guerra tra le varie forze politiche che compongono  il parlamento.

In breve il DL originariamente com’era stato strutturato dai due firmatari prevedeva la cessione di una consistente parte del pacchetto azionario del Comune, restando tuttavia il socio di maggioranza relativa (la partecipazione sarebbe scesa al 30% del capitale).

Il taglio al personale invece era stato giustificato con le recenti assunzioni, in particolare quelle avvenute durante la giunta Alemmano, le quali, al dire della senatrice Lanzillotta, avrebbe utilizzato l’azienda romana come un’area per creare clientelismo.


Negli ultimi anni la municipalizzata ha chiuso sempre bilanci in passivo e, per evitare il default, era necessaria un’ulteriore ricapitalizzazione che sarebbe, in virtù della partecipazione pubblica, gravata sui cittadini romani.

Il già precario bilancio della capitale rischiava di non poter far fronte alle necessità aziendali.

Nello stesso emendamento, infatti, era previsto un ulteriore aumento delle addizionali Irpef dallo 0,9% al 1,2% che avrebbe garantito al comune un introito che si aggirava tra i 130 e i 150 milioni di euro.

Ma la guerra in senato non ha portato né vincitori né vinti. Il decreto è stato annacquato dall’opposizione, portando le forze che compongo la maggioranza a dividersi.

Il "nuovo DL" non prevede né l’aumento delle addizionali né la riduzione delle quote.

Ora, andando oltre la pura “cronaca”, vorrei fare una piccola riflessione in merito alla società romana, che mi vede particolarmente coinvolto e, purtroppo, ben informato sul suo andamento, in virtù del fatto che sono un “ex” dipendente, uno dei tanti giovani che per un motivo o per un altro si è trovato a rispondere al Contact Center dell’azienda.

La privatizzazione, così com’era stata formulata, non portava nessun miglioramento né gestionale né qualitativo, aveva come unico ripiego il minor peso del comune e dunque il rischio di cadere in minoranza davanti ai soci privati. Inoltre il taglio al personale non rappresenta la soluzione, sicuramente molte persone sono state assunte negli ultimi cinque/sei anni, molte delle quali vicine all’ex sindaco Alemanno, ma molte altre sono entrate grazie ai propri meriti.

La società romana non funziona, e dunque si trova in passivo, perché è gestita male. La principale responsabilità va all’eccesso di “burocrazia” e alle lobby create dietro taluni servizi.

Ho visto distacchi di servizi idrici a condomini per una bolletta, rimborsi che sono dati dopo oltre un anno, quando le direttive, e la legge, dicono ben altro.

La società non deve esser competitiva sul mercato, almeno per la parte idrica, visto che c’è il monopolio, ma deve offrire un servizio di qualità. Per far questo occorre un cambio che parte dall’alto. Non è più accettabile vedere dirigenti che svolgono secondi lavori.

La soluzione migliore, a mio modesto parere, sarebbe la vendita della parte elettrica, mantenendo la reta e il servizio idrico, permettendo a quest’ultima la partecipazione, in proporzione ai numeri degli abitanti, dei singoli comuni gestiti da Ato2.